L’Indonesia ha vietato le passeggiate sugli elefanti: una svolta storica per il turismo responsabile (finalmente!)

Da gennaio 2026, l’Indonesia ha ufficialmente vietato le passeggiate sugli elefanti e il loro sfruttamento per attività turistiche come i giri a dorso per i visitatori.

Questa decisione ha fatto notizia a livello internazionale perché pone il paese all’avanguardia in Asia nel rafforzamento delle norme per il benessere degli animali selvatici e nella promozione di un turismo più etico e rispettoso per gli animali.

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Una vittoria per la Dignità Animale

Negli ultimi decenni, milioni di turisti in viaggio verso l’Asia hanno vissuto quella che veniva presentata come una esperienza indimenticabile: salire sul dorso di un elefante, muoversi lentamente attraverso la giungla o tra i sentieri di un parco, immortalando il momento con video e foto ricordo.

A partire da gennaio 2026, l’Indonesia ha ufficialmente vietato tutte le attività di elephant riding (cioè le passeggiate a dorso d’elefante) all’interno di strutture autorizzate per il turismo e per conservazione animale.
Questo significa che non sono più consentite le offerte di giri sugli elefanti come attrazione turistica, sia nei parchi, nei zoo o nelle strutture di intrattenimento, né in quelle che prima ne facevano un grande business per i visitatori, ponendo un punto fermo a una delle pratiche più controverse e dannose del turismo animale.

Questa decisione rappresenta un cambio epocale nel modo in cui concepiamo l’interazione con la fauna selvatica.

Le autorità competenti, tra cui la Direzione Generale per la Conservazione delle Risorse Naturali e degli Ecosistemi del Ministero delle Foreste indonesiano, hanno emesso specifiche direttive (come la Circular Letter No. 6 del 2025) che obbligano tutte le strutture a interrompere questa pratica entro il 21 gennaio 2026.

Una delle testimonianze più significative di questo cambiamento è il caso del Mason Elephant Park di Bali: dopo aver ricevuto due avvisi ufficiali dal governo e aver continuato inizialmente a offrire passeggiate, ha infine cessato definitivamente l’attività di elephant riding il 25 gennaio 2026.


Il benessere degli elefanti

È facile immaginare un elefante, curioso e maestoso, con un turista sul dorso. Ma ciò che raramente si vede è tutto ciò che accade prima del momento della foto.

Gli elefanti sono tra gli animali più intelligenti sul pianeta: hanno memoria eccezionale, dimostrano comportamenti sociali complessi, vivono in strutture familiari coese e manifestano emozioni che somigliano allo spettro umano di gioia, lutto, curiosità e affetto.

Ridurli a mezzi di trasporto per divertimento umano, forzarli a portare pesi o a stare fermi per ore per i giri turistici interrompe questi naturali ritmi di vita, contrastando radicalmente la loro natura biologica e comportamentale.

Organizzazioni di tutela degli animali come PETA Asia hanno documentato pratiche terribili alla base dell’“addestramento” che rende gli elefanti docili verso gli esseri umani. Secondo queste indagini, molti animali sono stati trovati:

  • in catene,
  • con ferite aperte e cicatrici permanenti,
  • vittime di bullhooks — uncini metallici con estremità affilate usati per intimidire o colpire gli animali,
  • costretti ad accettare la presenza di umani per ore.

Queste tecniche non solo causano dolore fisico, ma anche stress psicologico cronico, frammentano legami sociali naturali e impediscono comportamenti essenziali come il foraggiamento, il gioco o il semplice camminare liberamente nel proprio ambiente.

La decisione del governo indonesiano deriva da crescenti evidenze e anni di campagne di sensibilizzazione di organizzazioni per i diritti degli animali.

Queste campagne hanno mostrato a tutti come le passeggiate con gli elefanti possano causare stress fisico e psicologico, lesioni alle ossa, problemi alle articolazioni e comportamenti anomali negli animali.

Il processo di addestramento per renderli mansueti verso i turisti, nelle peggiori versioni, prevedeva l’uso di strumenti coercitivi come i bullhook (uncini appuntiti) e tecniche che oggi sono considerate incompatibili con gli standard moderni di welfare.


Con questo provvedimento, l’Indonesia diventa il primo paese asiatico a vietare completamente le passeggiate sugli elefanti nel contesto turistico. Questo rappresenta un risultato storico, considerato il peso economico e culturale che questa attrazione aveva nei percorsi di viaggio in paesi del Sud-Est asiatico.

Finora altri paesi come India, Cambogia e Thailandia avevano limiti o regolamenti più blandi, ma non un divieto così ampio e strutturato. La decisione indonesiana potrebbe fungere da modello per altri paesi della regione e stimolare normative simili in futuro.


L’altra faccia del Sud-Est Asiatico

Mentre l’Indonesia ha fatto un passo deciso, altri paesi della regione non hanno ancora adottato un divieto completo.

In Thailandia, ad esempio, il turismo con elefanti resta largamente diffuso, sebbene alcune strutture abbiano iniziato a offrire alternative più responsabilmente strutturate. L’assenza di una legge nazionale che proibisca del tutto l’elephant riding lascia spazio alla persistenza di pratiche dolorose e incompatibili con gli standard più avanzati di welfare animale.

Thailandia e il turismo con elefanti

In Thailandia, le attività con gli elefanti sono da anni al centro del dibattito.

È uno dei paesi dove queste attrazioni sono tra le più diffuse per i turisti, soprattutto nelle regioni del nord come Chiang Mai.

Negli ultimi anni però anche la Thailandia ha visto una crescente domanda di alternative etiche: attività che non includano il cavalcare gli elefanti ma che promuovano osservazioni in contesti più naturali o progetti di conservazione.

Tuttavia, non esiste un divieto nazionale totale sul riding, e molte strutture continuano ad offrire queste esperienze sotto varie promesse di “addestramento gentile” o “santuari etici”.


Verso un turismo Veramente Sostenibile

La decisione dell’Indonesia rappresenta non solo una vittoria per gli animali, ma anche un richiamo vibrante al nostro senso morale collettivo.

Da un lato, è una risposta alle pressioni e alle evidenze portate alla luce da enti internazionali e attivisti; dall’altro, è una sfida al modo in cui definiamo il divertimento e l’esperienza turistica.

Un turismo davvero sostenibile e rispettoso non strumentalizza gli esseri senzienti, ma celebra l’incontro con la natura in modo etico e consapevole, promuovendo conoscenza, empatia e rispetto reciproco.

Il divieto non significa che gli elefanti siano stati esclusi da qualsiasi esperienza per i visitatori: molte strutture stanno trasformando le proprie attività in esperienze educative e di osservazione, dove i visitatori possono assistere agli animali mentre si nutrono, si socializzano o si muovono liberamente.

Questo approccio è spesso definito come ‘turismo etico‘ e punta a chiudere il divario tra osservazione rispettosa e intrattenimento sfruttante.


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