Con il 2026 ormai alle porte, parlare di sostenibilità non significa più parlare solo di buone intenzioni, ma parlare di scelte politiche misurabili, di investimenti a lungo termine, di numeri che non ammettono interpretazioni.
In un mondo che continua a consumare risorse più velocemente di quanto riesca a rigenerarle, alcuni Paesi hanno deciso di rallentare, osservare e cambiare rotta.
Nel 2025, 6 Nazioni più sostenibili delle altre emergono come riferimenti globali concreti: Danimarca, Svezia, Norvegia, Costa Rica, Islanda e Germania

Immagine di freepik.com
- Introduzione alla Sostenibilità e all'Efficienza Energetica
- 1) Danimarca: il Paese che ha reso la Transizione Energetica una strategia Nazionale
- 2) Svezia: Efficienza, tecnologia e responsabilità collettiva
- 3) Norvegia: Ricchezza trasformata in futuro Sostenibile
- 4) Costa Rica: La Sostenibilità Ambientale come identità Nazionale
- 5) Islanda: Energia pulita come condizione naturale
- 6) Germania: la Transizione complessa di una superpotenza Industriale per diventare tra le nazioni più sostenibili
- …E l'Italia?
Introduzione alla Sostenibilità e all’Efficienza Energetica
Nel contesto globale attuale, la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica hanno assunto un ruolo centrale nelle politiche e nelle strategie di sviluppo delle nazioni. L’aumento della consapevolezza riguardo ai cambiamenti climatici, la qualità dell’aria e l’esaurimento delle risorse naturali ha spinto governi, aziende e comunità a cercare soluzioni innovative e pratiche sostenibili.
La sfida è duplice: ridurre le emissioni di carbonio e ottimizzare l’uso delle risorse energetiche attraverso tecnologie rinnovabili e politiche eco-compatibili.
Secondo il rapporto delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, l’innalzamento delle temperature potrebbe avere effetti devastanti sui sistemi ecologici e sulle vite umane. Allo stesso modo, l’inquinamento dell’aria continua a rappresentare una delle principali cause di mortalità nel mondo, evidenziando la necessità di un’azione immediata e concreta.
Le nazioni sono sotto pressione per implementare politiche e strategie che promuovano la sostenibilità e l’efficienza energetica. Dalla transizione verso energie rinnovabili, come solare ed eolico, alla promozione di stili di vita a basso impatto ambientale, i governi stanno cercando di affrontare queste sfide in modo collaborativo e coordinato. Ad esempio, l’adozione di misure come incentivi per l’uso di veicoli elettrici e normative più severe sull’inquinamento atmosferico sono solo alcune delle iniziative intraprese.
In questo contesto, diventa fondamentale considerare il ruolo cruciale delle nazioni leader in sostenibilità ed efficienza energetica, che non solo stabiliscono standard di riferimento, ma offrono anche modelli replicabili per il resto del mondo.
La collaborazione e l’innovazione saranno le chiavi per affrontare questa cruciale sfida globale.
1) Danimarca: il Paese che ha reso la Transizione Energetica una strategia Nazionale
Se esiste un paese che ha dimostrato che la transizione energetica può essere pianificata, misurabile e replicabile, quello è la Danimarca.
Nel 2025 oltre il 55% dell’intero fabbisogno energetico nazionale è coperto da fonti rinnovabili, con un ruolo dominante dell’eolico, che da solo genera più del 50% dell’elettricità consumata nel Paese.
La Danimarca è oggi leader mondiale nell’eolico offshore, con parchi marini che raggiungono potenze superiori ai 1.000 MW e un’efficienza di rete tra le più alte al mondo. L’intensità energetica del PIL danese è diminuita di oltre il 40% dal 1990, mentre l’economia è cresciuta: un dato che dimostra come efficienza energetica e crescita non siano in contraddizione.
Altro elemento chiave è il teleriscaldamento: più del 65% delle abitazioni è collegato a reti di calore ad alta efficienza, spesso alimentate da biomasse sostenibili, recupero di calore industriale e rifiuti non riciclabili. In pratica, la Danimarca ha trasformato lo scarto energetico in risorsa strutturale, riducendo drasticamente sprechi ed emissioni.
Nel 2025 il paese ha mantenuto uno degli obiettivi climatici più ambiziosi al mondo: –70% di emissioni di CO₂ entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, con una traiettoria già oggi perfettamente allineata.
2) Svezia: Efficienza, tecnologia e responsabilità collettiva
La Svezia rappresenta forse il modello più equilibrato tra benessere, industria e ambiente.
Nel 2025 oltre l’80% dell’elettricità svedese proviene da fonti a bassissimo impatto climatico, grazie a una combinazione di idroelettrico, nucleare e rinnovabili moderne. Ma il vero punto di forza svedese è l’uso intelligente dell’energia, non solo la sua produzione.
Le abitazioni svedesi consumano mediamente il 30–40% in meno di energia per metro quadrato rispetto alla media europea, grazie a standard edilizi estremamente avanzati e a un’adozione massiccia di pompe di calore e sistemi di recupero termico.
Per quanto riguarda il settore dei trasporti, la Svezia ha implementato numerose iniziative mirate a ridurre l’impatto ambientale. La promozione di veicoli elettrici e ibridi, insieme a progetti di mobilità sostenibile, ha portato a una riduzione significativa delle emissioni di carbonio.
A livello urbano, molte città recuperano energia dai rifiuti con un’efficienza tale da importare scarti da altri Paesi per alimentare i propri impianti. Il paese ha implementato un sistema di riciclaggio che consente il recupero di oltre il 99% dei rifiuti urbani. Questo approccio non solo riduce la quantità di rifiuti destinata alle discariche, ma genera anche energia attraverso impianti di incenerimento controllato, contribuendo ulteriormente alla sostenibilità.
Nel 2025 la Svezia è stata tra i Paesi con le emissioni pro capite più basse tra le economie industrializzate, pur mantenendo un’elevata competitività.
Qui la sostenibilità è diventata parte della cultura civica: non viene imposta, viene condivisa: la Svezia mira a diventare carbon neutral entro il 2045, un obiettivo ambizioso che sottolinea l’impegno continuo nel promuovere pratiche sostenibili.
3) Norvegia: Ricchezza trasformata in futuro Sostenibile
La Norvegia è uno dei casi più interessanti – e spesso fraintesi – nel panorama della sostenibilità globale.
Nel 2025 resta uno dei principali esportatori mondiali di petrolio e gas, eppure è anche uno dei Paesi con il sistema elettrico più pulito al mondo, risultando come una delle Nazioni più sostenibili ed efficienti del 2025.
La chiave non è l’assenza di contraddizioni, ma come queste vengono gestite.
La differenza sta in come ha scelto di usare questa ricchezza. Nel 2025 oltre il 95% dell’elettricità norvegese proviene da idroelettrico, rendendo il sistema elettrico praticamente a emissioni quasi nulle.
Il dato più emblematico arriva dal settore dei trasporti: nel 2025 oltre l’85% delle nuove auto immatricolate è elettrico, e in alcune grandi città la percentuale supera il 90%. Non per obblighi ideologici, ma per scelte economiche razionali: incentivi mirati, infrastrutture diffuse, costi di esercizio inferiori.
Il risultato è un abbattimento drastico delle emissioni urbane e un miglioramento misurabile della qualità dell’aria.
Ma il vero punto di forza norvegese è la gestione della ricchezza fossile. I proventi di petrolio e gas non sono stati consumati, ma accumulati nel fondo sovrano più grande del mondo, oggi sempre più orientato verso investimenti sostenibili, rinnovabili e tecnologie pulite. La Norvegia ha compreso una cosa fondamentale: le risorse finite vanno trasformate in stabilità futura, non in dipendenza.
È un esempio concreto di come una risorsa finita possa essere utilizzata per costruire un futuro meno dipendente da essa.
4) Costa Rica: La Sostenibilità Ambientale come identità Nazionale
La Costa Rica smentisce uno dei miti più diffusi: che la sostenibilità sia un privilegio dei Paesi ricchi.
Nel 2025 questo piccolo Stato dell’America Centrale ha continuato a produrre oltre il 98% della propria elettricità da fonti rinnovabili, grazie a un mix di idroelettrico, geotermia, eolico e solare. Ma ridurre la Costa Rica a una semplice “eccellenza energetica” sarebbe limitante.
Ma il vero primato costaricano è un altro: oltre il 52% del territorio nazionale è protetto sotto forma di parchi naturali e riserve.
Negli anni ’80 la copertura forestale era scesa sotto il 25%; nel 2025 ha superato il 50%, un raddoppio ottenuto mentre l’economia cresceva.
Pochi Paesi al mondo possono vantare un risultato simile.
Questo approccio ha trasformato il turismo in un settore a valore aggiunto, non estrattivo. Il turismo sostenibile genera entrate stabili, occupazione e incentivi diretti alla conservazione degli ecosistemi. In Costa Rica, proteggere una foresta significa difendere un asset economico, non rinunciare allo sviluppo.
Dal punto di vista climatico, il Paese ha fissato obiettivi ambiziosi di neutralità carbonica, puntando molto sull’elettrificazione dei trasporti e sulla riforestazione come strumento di assorbimento della CO₂.
La Costa Rica ha dimostrato che la sostenibilità funziona quando diventa identità nazionale, non semplice politica ambientale, affermandosi come una delle Nazioni più sostenibili ed efficienti del 2025
5) Islanda: Energia pulita come condizione naturale
L’Islanda rappresenta forse il caso più radicale e affascinante di sostenibilità strutturale.
Nel 2025 quasi il 100% dell’elettricità e oltre il 90% del riscaldamento domestico provengono da fonti rinnovabili, principalmente geotermia e idroelettrico.
In Islanda l’energia geotermica non è una tecnologia emergente: è parte del paesaggio urbano. Interi quartieri vengono riscaldati direttamente dal sottosuolo, eliminando caldaie, combustibili e sprechi. Questo ha permesso al Paese di mantenere uno dei sistemi energetici più stabili e meno emissivi al mondo, nonostante un clima estremo.
L’abbondanza di energia pulita ha favorito lo sviluppo di settori ad alta intensità energetica, come data center e industria, senza l’impatto climatico che questi comporterebbero altrove.
Ma l’Islanda non si è fermata qui: nel 2025 è stata uno dei laboratori più avanzati per la cattura e mineralizzazione della CO₂, con progetti che trasformano l’anidride carbonica in roccia basaltica in modo permanente.
Il risultato è un Paese con una delle impronte carboniche energetiche più basse al mondo, che dimostra come la sostenibilità possa essere affidabile, continua e industrialmente compatibile. In Islanda, l’energia pulita non è un compromesso, ma la normalità.
6) Germania: la Transizione complessa di una superpotenza Industriale per diventare tra le nazioni più sostenibili
Parlare di sostenibilità senza citare la Germania significherebbe ignorare uno degli esperimenti energetici più ambiziosi e complessi della storia moderna.
Nel 2025 la Germania è stata la prima economia industriale europea, ma allo stesso tempo uno dei paesi che ha investito di più nella trasformazione del proprio sistema energetico, la celebre Energiewende.
Oggi oltre il 50% dell’elettricità tedesca proviene da fonti rinnovabili, con solare ed eolico che rappresentano la quota principale. In numeri assoluti, significa centinaia di TWh all’anno prodotti senza combustibili fossili.
Nessun altro paese industriale europeo gestisce una mole così elevata di energia rinnovabile su una rete così complessa.
La Germania eccelle soprattutto nell’efficienza energetica industriale: grazie a normative stringenti e incentivi mirati, l’intensità energetica del settore manifatturiero è diminuita di circa 30% in vent’anni, pur mantenendo una forte capacità produttiva.
Edifici, trasporti e industria sono stati progressivamente integrati in sistemi intelligenti, con un uso sempre più diffuso di smart grid e accumuli energetici.
Va detto: il percorso non è stato privo di contraddizioni. L’uscita dal nucleare ha temporaneamente aumentato la dipendenza da gas e carbone. Ma proprio nel 2024–2025 la Germania ha accelerato nuovamente, investendo decine di miliardi di euro in rinnovabili, idrogeno verde e reti elettriche, con l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2045.
La forza tedesca sta in un punto chiave: trasformare la sostenibilità in politica industriale, creando filiere, posti di lavoro e competitività globale. Un modello imperfetto, ma estremamente istruttivo.
…E l’Italia?
Mentre molte nazioni spingono con forza verso la transizione energetica sostenibile, l’Italia sembra arrancare. Le ambizioni annunciate di aumentare la capacità eolica offshore e di accelerare la decarbonizzazione sono frequentemente fermate da burocrazia e ritardi amministrativi, rischiando di far perdere investimenti per miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro verdi.
Le politiche attuate fino ad oggi non sembrano essere sufficienti per affrontare le sfide crescenti legate all’inquinamento e al cambiamento climatico.
Nonostante alcune eccellenze locali e un buon potenziale solare, i dati mostrano che l’Italia sta performando sotto la media europea per implementazione di rinnovabili e per efficienza energetica delle grandi imprese. Il sistema normativo incerto e gli ostacoli regolatori hanno rallentato progetti fondamentali, facendo perdere terreno in un contesto internazionale.
Inoltre, l’Italia fa fatica a rispettare gli obiettivi europei per la riduzione delle emissioni, evidenziando una certa inefficacia nella gestione delle risorse e nell’implementazione di strategie innovative. La scarsità di investimenti in energie rinnovabili e tecnologie sostenibili rappresenta un punto debole significativo.
Solo il 18% del fabbisogno energetico nazionale è coperto da fonti rinnovabili, una percentuale nettamente inferiore rispetto ai paesi leader in questa area.
Le città italiane sono afflitte da un inquinamento atmosferico allarmante, con molte di esse che superano frequentemente i limiti stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Roma, Milano e Napoli sono tra le città con i tassi più alti di smog.
In considerazione di questi dati, è evidente che l’Italia ha molto da imparare dalle cinque nazioni leader nel campo della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica.
Un approccio più incisivo, con l’adozione di politiche decisive e il coinvolgimento di tutti i settori della società, è fondamentale per colmare il divario e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.
Solo così l’Italia potrà aspirare a un futuro più eco-sostenibile.
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