L’inchiesta di ‘Essere Animali’ sulla malattia del White Striping

Il 90 % dei petti di pollo nei supermercati italiani presenta striature bianche, segni della malattia ‘White Striping’.

Immagina di entrare in un supermercato e scegliere un petto di pollo perché “è sano, carne bianca, proteine magre”.

Ma, mentre lo osservi, noti delle strisce bianche che corrono parallelamente alle fibre muscolari. Forse lo ignoreresti, considerandolo solo come un dettaglio estetico. Invece quelle strisce sono un segnale, un allarme che qualcosa nel sistema di allevamento — e quindi nel sistema alimentare — non va.

È proprio questo che ha scoperto un’inchiesta recente: secondo l’organizzazione Essere Animali, più del 90 % dei petti di pollo venduti a marchio delle principali catene italiane presenta la malattia nota come White Striping.

White Striping pollo nei supermercati: l'indagine di Essere Animali


Cos’è il White Striping e come si forma

Il termine inglese “White Striping” significa letteralmente “striature bianche”.

Nel contesto della carne di pollo, si tratta di una miopatia — ovvero una malattia del muscolo — che si manifesta nei polli da carne (broiler) selezionati per crescere molto rapidamente. Le fibre muscolari, in condizioni normali, ricevono sangue, ossigeno e nutrienti; ma quando il muscolo cresce troppo in fretta (in particolare il petto) rispetto al resto del corpo, il sistema circolatorio e ossigenativo non riesce a sostenere la richiesta, alcune fibre vanno in necrosi, si infiammano, muoiono.

Al loro posto entrano tessuto connettivo (fibroso) e tessuto adiposo. Le striature bianche visibili sono proprio quel tessuto fibroso/grasso che sostituisce in parte la muscolatura.

Caratteristiche principali:

  • Le strisce bianche corrono parallele alle fibre muscolari del petto del pollo.
  • Gli studi hanno mostrato che, nei polli colpiti da white striping: il contenuto di grasso intramuscolare può aumentare del ~224%, il contenuto proteico può ridursi fino al ~9% rispetto a carne non affetta.
  • La consistenza della carne cambia: più tessuto connettivo = carne più dura, minore capacità di assorbire marinature o trattenere acqua in cottura.
  • Per quanto riguarda la nutrizione: l’aumento del tessuto fibroso e grasso riduce la qualità della carne dal punto di vista proteico e aminoacidico.

Le cause principali, come evidenziato anche nel report:

  • Razze a “rapido accrescimento” (es. 35-40 giorni per macellazione) che, appunto, crescono troppo velocemente.
  • Alta resa del petto, selezionamento genetico per muscolo pettorale molto sviluppato.
  • Sovraffollamento, condizioni di allevamento intensive, lettiere umide, scarso movimento — fattori che aggravano la sofferenza dei muscoli.

L’indagine di Essere Animali

Il 10 Novembre 2025 l’associazione Essere Animali ha pubblicato un report intitolato “Il nostro report sulla malattia del White Striping nei polli a marchio CONAD, Coop ed Esselunga”.

Ecco i dati-chiave:

  • Sono state analizzate oltre 600 confezioni di petti di pollo a marchio delle tre insegne (Conad, Coop, Esselunga), provenienti da allevamenti convenzionali e vendute in diversi supermercati di dieci città distribuite su tutto il territorio nazionale.

  • La prevalenza della malattia White Striping in quei campioni è stata rilevata nei seguenti valori:
    • Conad: 92,0% dei prodotti con strisce bianche.
    • Coop: 90,6% dei prodotti analizzati mostra il fenomeno.
    • Esselunga: 96,4% dei petti di pollo esaminati.

  • Per quanto riguarda i casi gravi della malattia (livelli di gravità 2 e 3), i dati sono:
    • Conad: 52,4% dei casi analizzati erano in forma grave.
    • Coop: 42,6% in forma grave.
    • Esselunga: 50,9% in forma grave.

  • Secondo il report, l’indagine segnala che la presenza del fenomeno è “un chiaro indicatore di standard di benessere animale inadeguato”.

  • ‘Essere Animali’ evidenzia inoltre che nelle confezioni della catena Coop si sono verificati ostacoli alla valutazione: etichette troppo grandi che coprivano la superficie e confezioni con superficie “traslucida” che rendevano difficile valutare la presenza delle strisce.

  • A fronte di questi risultati, Essere Animali ha avviato una petizione rivolta a Coop: “Chiediamo a Coop di aderire allo European Chicken Commitment (ECC) per eliminare le principali cause di sofferenza nei polli, a partire dall’abbandono delle razze a rapido accrescimento”.

Perché dobbiamo stare attenti

A) Qualità della carne e nutrizione

Anche se il fenomeno White Striping non è considerato un rischio di sicurezza alimentare (non è un agente patogeno, non comporta necessariamente tossicità per l’uomo) — come specificato dall’indagine — tuttavia è un indicatore di qualità inferiore della carne acquistata.

I numeri parlano chiaro: aumento del grasso, diminuzione della qualità proteica, consistenza peggiore. Ciò significa che quel petto che pensavi “magro e sano” potrebbe risultare meno prestante in termini proteici, più “gonfio” di tessuto non muscolare, e in alcuni casi meno digeribile.

B) Benessere animale e sostenibilità della filiera

Le strisce bianche sono un segnale visivo della sofferenza cronica dell’animale: muscoli che non riescono a sostenere la crescita, fibre che muoiono e vengono sostituite da tessuto non muscolare. Nell’indagine di Essere Animali si afferma che questo fenomeno rappresenta un “chiaro indicatore di standard di benessere animale inadeguati”.

In un’ottica di sostenibilità, l’allevamento intensivo che produce un epifenomeno come il white striping è un campanello d’allarme: rapidità, efficienza produttiva alta, ma a quale costo etico, ambientale, nutrizionale?

C) Scelte consapevoli e trasparenza per il consumatore

Da consumatori, spesso ci fidiamo delle etichette, del marchio del supermercato, del “pollo italiano”.

Ma se oltre il 90 % dei petti a marchio di tre grandi catene hanno segni evidenti di questa malattia, la domanda diventa: quanto è trasparente la filiera? Quanto è informato consumatore?

Nell’indagine, Essere Animali solleva interrogativi anche sulla trasparenza delle confezioni (es. etichette troppo grandi, film traslucido che ‘maschera’ la carne) per alcune catene (Esselunga, Coop e Conad)
Quindi: non basta che sia “pollo”: serve sapere come è stato allevato, quale razza, quanto tempo è stato vivo, e la qualità delle condizioni.


La risposta delle catene e la replica di Essere Animali

La catena Coop (Coop Italia) ha reagito all’indagine pubblicata da Essere Animali, negando l’alta percentuale indicata dall’associazione. In un articolo riportato da Il Salvagente, Coop ha dichiarato che nel 2024 ha analizzato “oltre 1.500 confezioni” rilevando la presenza della malattia White Striping in una percentuale inferiore al 5%.

In particolare:

“I nostri controlli sistematici … effettuati con metodologie che prevedono l’apertura delle confezioni e la verifica di tutti i tagli presenti all’interno, non confermano le percentuali riportate nell’articolo: … percentuale inferiore al 5%.”
Coop contesta anche il metodo utilizzato da Essere Animali, denunciando che “una delle foto presenti nel Report non è un prodotto a marchio Coop, per questo non è possibile stabilire con certezza se i dati dichiarati sono effettivamente riconducibili al nostro prodotto a marchio.”

La replica di Essere Animali è altrettanto ferma: sull’apposita pagina “La nostra replica a Coop in merito al white striping nella loro carne di pollo” l’associazione afferma che i loro risultati (> 90%) sono “pienamente coerenti con quanto documentato dalla scienza”, e che il dato < 5% dichiarato da Coop “è in netto contrasto con la letteratura scientifica consolidata, che indica un’incidenza tra il 50% e il 90% nei polli a rapido accrescimento”.


Inoltre, Essere Animali rilancia: “È fondamentale che venga chiarito come Coop abbia ottenuto questo risultato, che mette in discussione, in modo inequivocabile, la letteratura scientifica.”
Infine: l’associazione invita a firmare la petizione rivolta a Coop affinché aderiscano all’European Chicken Commitment e abbandonino le razze a rapido accrescimento.

Il link alla petizione è indicato nel loro report:

COOP BASTA POLLI CON LA MALATTIA DEL WHITE STRIPING


Qual è la domanda che dobbiamo farci come consumatori e cittadini?

Se il fenomeno è così diffuso — e se anche le grandi insegne del supermercato risultano coinvolte — la domanda è: quanti di noi sanno cosa significa davvero ‘pollo’ sul banco frigorifero?

Ecco alcune riflessioni:

  • Quando acquisti un petto di pollo, hai mai considerato la razza, l’età al macello, la resa del petto, le condizioni dell’allevamento?
  • Se la prevalenza della miopatia è dell’ordine del 90 %, possiamo davvero considerare quella carne “standard” come equivalente a quella di altri sistemi (slow-growth, biologico, all’aperto)?
  • Quanto pesa per te il benessere animale nella scelta di carne? Quanto pesa la qualità nutrizionale? Quanto la trasparenza della filiera?
  • E infine: quanto possiamo come comunità incidere chiedendo maggiore trasparenza, migliori standard di allevamento, e sostenendo filiere alternative?

White Striping pollo nei supermercati: l'indagine di Essere Animali (2)

Immagine di freepik.com


Un segnale che non possiamo più ignorare

Se oltre il 90 % dei prodotti-marchio che troviamo sulle nostre mensole mostra quel segno bianco di cui abbiamo parlato, abbiamo davanti non solo una questione di carne, ma un segnale della direzione che la produzione alimentare ha preso.

E oggi, nel 2025, con più informazioni disponibili e consumatori più attenti, è il momento di fermarsi e chiedersi: vogliamo continuare con una filiera che punisce l’animale, compromette la qualità del cibo e mette a tacere la trasparenza? Oppure vogliamo spingere verso un cambiamento reale — allevamenti più lenti, razze meno selezionate, più tempo per gli animali e più rispetto per il consumatore?

La buona notizia è che possiamo farlo.

Firmare petizioni, scegliere prodotti alternativi, informarsi e chiedere spiegazioni ai marchi della distribuzione.

Il cambiamento non è solo nell’etichetta: è nella scelta di chi compra e consuma.


FONTI:

essereanimalinimali.org

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